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Luglio 2010

A tutti capita di sognare… I sogni sono spesso le interpretazioni di passioni nascoste, di desideri reconditi, di sentimenti profondi. I sogni sono quinte fantastiche dove vanno in scena particolari opere, le nostre opere, quelle senza canovaccio, dove il pensiero e la personalità sono liberi, senza nessun limite…
Avevo riposto la mia penna nel suo astuccio e avevo chiuso la mia Moleskine (avevo quella per sentirmi come tutti quegli artisti famosi che usavano le sue pagine per abbozzare quegli schizzi che sarebbero poi divenuti simboli delle loro arti). Messo in ordine la scrivania, una spolverata, rimesso i libri uno accanto all’altro e spento la luce della mia abat jour. Per sempre. Volevo seguire quell’aspirazione cresciuta tra le righe, quelle che scrivevo per la rivista. O forse, più che un’aspirazione era un’illusione o peggio ancora un’utopia. Ma incantato dai suoni del bar, quelli che per tanto tempo avevo ascoltato tra una pagina scribacchiata e l’altra, volevo inseguire la mia chimera. Quel dolce suono, che mi ricordava tanto la musica jazz, quella improvvisata, quella che viene dall’anima di ogni musicista e che ti mette a confronto con lo spirito di chi la suona, ormai non mi lasciava più. Il ghiaccio che scivola nel boston, i liquori che sussurrano, la vigorosa shakerata, ma con classe, con stile, quella che crea magia, il mio cocktail che riempie la coppa. Un tovagliolino, un sorriso, un benvenuto. Tutt’intorno, il brusio di sottofondo che si mescolava con la musica, le luci soffuse, ma soprattutto profumi e ancora suoni, di quel barman che per me era sempre al centro delle mie attenzioni. Io seduto, solo, al bancone, a sorseggiare il mio drink, mentre incuriosito, affascinato, assennato, lo ammiravo. Non c’era bisogno di prendere appunti: era tutto impresso nella mia mente, ormai. E di serate così, ne ho passate molte, tante, forse troppe. Ho avuto la fortuna di stare di fronte a grandi personaggi, di stare al cospetto di veri maestri del buon bere e dell’accoglienza, ma soprattutto di vederli all’opera e di scambiare due parole con loro. È sì, perché il grande professionista ha sempre tempo per i suoi ospiti, anche solo per una battuta, ma quella giusta, quella che arriva nel momento del bisogno, indipendentemente da quello che sia. E tutto questo è stato un vortice intorno a me che mi ha risucchiato e mi ha catapultato in una visione onirica. Già da tempo armeggiavo con lo shaker, ma solo perché volevo capire di più: non bastava ascoltare, non bastava guardare, non bastava leggere… Bisognava capire, ma si poteva solo con uno scintillante boston, con un cristallino mixing, con delle coppette perfettamente brillanti: tutto nelle mie mani. E sfogliare continuamente quei libri scritti da coloro che la mixology non l’avevano creata, ma gli avevano dato un’anima. Era un impulso talmente forte che mi stringeva lo stomaco, come quando ti bevi un martini cocktail, secco, a stomaco vuoto, solo per dimenticare! Avevo da tempo iniziato a camminare con il mio shaker in mano, ma era ora di smettere di improvvisare. Volevo fare sul serio. La mia bramosia era troppa. Sembrava quasi una via di uscita, anzi di fuga da quel mondo che ormai era troppo stretto, o vuoto, perché non aveva più nulla da darmi. Avevo già mosso i miei primi passo dietro il banco, in sala, tra i miei ospiti, ma era stato solo un divertimento che mi permetteva di approfondire, di capire nuovamente cosa significasse questo mestiere. La voglia di mollare tutto, di ricominciare attraverso una nuova avventura era sempre più forte. Passare dall’altra parte della barricata, dove c’erano grandi amici, grandi professionisti, grandi persone come solo i barman sanno essere. I moderni stregoni che fanno le magie: moderni, perché oggi non ci sono più limiti grazie alle tecnologie e agli studi; stregoni, perché, comunque, preparano alchemiche pozioni in grado di guarire lo stato d’animo delle persone. Degli psicologi del gusto che sanno interpretare la volontà di coloro che hanno di fronte attraverso un drink, perfetto. Altri, poi, giocando con la materia e governando le sue leggi creano delle vere e proprie illusioni. E così volevo stare tra loro, con loro, per vivere e condividere una passione chiamata cocktail, in grado di condensare anche in poche gocce un piccolo istante di puro ed assoluto piacere per i sensi. Perché questo è quello che il grande barman sa fare: sognare…
E come nell’opera shakespeariana, entro in scena come un moderno Puck e vi dico che se lo spettacolo non vi è piaciuto, potete far finta di aver dormito e potete quindi considerare quanto letto come un prodotto dei sogni, dei vostri sogni, e che se mi lascerete fare, farò ammenda dei danni.
Ecco… un sogno di una notte di mezza estate…
continua…
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